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Let my people go!

Per un solo momento ci siamo fermati ad ascoltare ed è bastato

per poter sentire il misero ritmo di ognuno, il grande ritmo delle cose…che poi ritmo…non è.

Battiti concisi comunque scandiscono le cose, ma non son certo i reggenti.

Regge la tua vita quello a cui dai importanza…importanza intesa come sbocco di flusso,

dal quale interdire e lasciar transitare il carico d’amore o di altro.

Già l’ascolto è mutato: amare la propria vita o la vita?

Più consapevolezze hai più non hai capito nulla..Così mi hai detto o fatto riferire;

una ne basta:

rendere grazie, con compiacimento, in ogni situazione,

nella fiducia che un sorriso vale la pena essere vissuto anche per un solo attimo di vita,

come il giallo della primula, come l’annuncio della cornacchia e del colombo.

E’ abbastanza arduo ricevere l’ascolto di se stessi, o non arriva o si chiudono i pugni.

Sappiamo, alla fine, di essere benedetti,

che siamo noi stessi che ci diciamo e dicendoci diciamo qualcos’altro,

il mondo intero e tutte le sue creature, l’universo e tutti i suoi sistemi,

così riconoscendo che la via è dentro, per questo stretta…ma questa è la vita da vivere.

Ancora ti sento e gioisco del tuo ascolto anche quando non ti sento,

il rispetto che ti posso usare è quello di cui mi hai fatta capace mediante il tuo.

Grazie per ogni orecchio in cui mi ascolti,

per ogni punto di te stesso, persone, cose, che sfiori attraverso me,

grazie per quello che è oltre, il noi con il vento, con il resto….

grazie per i piccoli del mondo, i dettagli, le virgolette…

da cui ti lasci contenere

come i bimbi in casette di sedie e lenzuola.

Quindi procediamo, danzando.

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