Im-parare

Mikalojus+Konstantinas+Ciurlionis+The+Faun
La riflessione che segue è rivolta a tutti noi, per tutte quelle volte in cui siamo arrabbiati, delusi e sfiniti, contrariati e divisi, dunque bloccati e in stallo; vuole essere strumento e notizia per una sosta comune nel ripetersi dei circoli viziosi chiusi – che alle volte percorriamo –  e nell’evoluzione di quelli virtuosi, di cui spesso non ci rendiamo conto.

 

 

 

 

Sovente e di default s’associa il verbo imparare alla scuola, all’università, al lavoro, a un sogno, un obiettivo, un desiderio prescritti, nel cuore o nella mente, per regola o presa di posizione.

Imparo a scrivere, impariamo a parlare, impari a nuotare, ecc. spesso sono locuzioni che abbiniamo ad un dovere o ad un idea, ad un traguardo; di solito la parte che prende più attenzione nella frase è la seconda: scrivere, parlare, nuotare, ecc.

Tuttavia è possibile scoprire che il verbo imparare porta in sè una più profonda e meno scontata funzione: già di per sè può essere un obiettivo, un desiderio o un dovere, ma soprattutto e più in profondità è uno strumento di sopravvivenza, un’arma potente nelle difficoltà quotidiane, indice di una posizione ben precisa e aperta, che impegna in ogni caso l’attività sensoriale, mentale ed emotiva.

Etimologicamente il verbo imparare trova le sue radici nella lingua e cultura latina, figlio di un in illativo (cioè che “porta a”, “si muove verso” l’interno) e del verbo paràre (cioè stabilire, apprestare, disporre),  che discende dal greco par-ein, da cui deriva la parola italiana parte.

Muoversi verso una determinata parte presuppone capire innanzitutto cosa è frammentato dentro di noi e scegliere, senza paura, di avvicinarsi a quei frammenti che si attraggono e richiedono di essere riuniti.

Ci sono molte vie per farlo: queste sono i metodi che posson essere i più disparati e unici in base ad ogni singolo individuo.

La questione è che inevitabilmente ci si muove verso l’interno; si prende parte inconsapevolmente e in maniera spontanea, percorrendo vie che non sappiamo di percorrere.

E’ qui che, nel momento in cui riscontriamo difficoltà, dolore, separazione e fallimento, ci blocchiamo e non capendo invalidiamo i sensi e sfalsiamo la rilevanza dei limiti che quelle difficoltà, quel dolore, ecc. ci mostrano.

Ci vuole un passo indietro, un atto di umiltà e apertura che permette di capire innanzitutto cosa si vede, si sente, se si può toccare, gustare, annusare, cosa è altro da noi e cosa è altro in noi, come reciprocamente le diverse parti son chiamate all’incontro.

Imparare è un atto naturale e spontaneo che l’essere umano sin da piccino assume ed esercita, tuttavia con la crescita dimentichiamo e diamo per scontato: perdendo il valore dimentichiamo la funzione.

Tutti abbiamo gli strumenti per vivere una vita che non sappiamo in quale momento finirà; c’è chi ha meno strumenti, certamente, e chi ne ha di più ed è proprio imparare la chiave che consente l’apertura della porta attraverso la quale chi ha più può farne parte a chi ha meno, e chi ha meno può prender parte con chi ha più.

Questo è il segno ricevuto oggi e ciò che ho imparato.

m.a.s.

 

 

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