Presentazione della presentazione di un libro: Ivan Illich e la sua eredità.

F. La Cecla

Nel cuore della zona universitaria più antica del mondo occidentale, a Bologna, c’era nel 2014, una piccola libreria indipendente, Modo Infoshop.
Aperto dal 2003, facente parte del circuito di librerie interno4, sorto per incentivare attività ed eventi politico-culturali volti allo sviluppo della consapevolezza civica e individuale mediante la promozione della piccola e media editoria, sostenuto dal distributore nazionale NdA, il piccolo salotto culturale di via Mascarella ospitava settimanalmente incontri, letture, ascolti e performances musicali, proiezioni video e mostre, proponendo agli utenti una fervida attività costituita da un ampio ventaglio di occasioni di confronto e riflessione.

Correva, dunque, l’anno 2014, il giorno diciotto del mese di marzo e lì, in quel salottino culturale, il professore di Estetica e Letteratura italiana dell’Università IUAV di  Venezia, Andrea Cavalletti incontrava l’antropologo e architetto Franco La Cecla, giunto, pieno di contenuta commozione, a presentare la sua testimonianza scritta del rapporto di stima, fiducia e confronto che, per ventitré anni (dal 1978 al 2002), aveva intrattenuto con l’uomo Ivan Illich.

Il libello, intitolato Ivan Illich e la sua eredità, recava in copertina una fotografia scattata da Heinrich Dauber, ritraente un bambino (il figlio) assieme ad un adulto (il libero pensatore) entrambi con lo sguardo rivolto nella medesima direzione.
Quasi un istantaneo richiamo visivo al valore della paternità e della generazione, della protezione e dell’attenzione filiale.
Un omaggio dello scrittore all’incontro  personale e intimo con il pensiero e la storia di un uomo che è passato, ma che una volta incontrato, allo stesso tempo, è stato capace di rimanere.

Con abile maestria, dinanzi ad un piccolo uditorio raccolto, Andrea Cavalletti cercava di stuzzicare i ricordi di Franco La Cecla oltre i contenuti dell’opera.
Momenti di silenzio e ascolto permettevano di rivivere per pochi attimi quello che fu il clima di convegni e riflessioni: Rimini 1980, l’autocostruzione, il pensiero di Carlo De Carlo, l’’οἰκοδομία e la riconquista dell’uso civico, le critiche di Foucault, il lavoro informale, l’apparenza della non-appartenenza della contrarietà al tutto e molto altro.
La Cecla davvero testimoniava la storia personale di Ivan Illich:
raccontava del suo sguardo storico contemplativo, critico e auto-critico, che giudicava la modernità e la post-modernità non autonome, giustificatrici di un sistema di dipendenze;
spiegava come il capitalismo pulsasse, dinanzi allo sguardo contemplativo del suo maestro, grazie ad una linfa avvelenata messa in circolo dalla pedagogia dell’incapacità di soddisfare autonomamente i propri bisogni, alimentata dallo scandalo di un messaggio deviato, che invece di contribuire a creare un mondo comunitario, consapevole dell’importanza della cooperazione e della condivisione, fondava un mondo pieno di catene, chiuse con lucchetti a forma di ignoranza, paura e insicurezza, un mondo preparato dagli uomini per una falsa immagine di dio, quegli stessi uomini che per primi avrebbero dovuto testimoniare la Verità, creando un mondo di uomini per tutti gli uomini: i cristiani.
La storia fattuale della Chiesa, che tanto Illich aveva studiato con dedizione, parlava di una promessa di salvezza che poteva celare una dannazione insita: il dubbio eterno di non potercela fare, se non scendendo a compromessi, al costo di vendere il proprio fratello, omogeneizzando i bisogni degli uomini secondo criteri personali, facendo divenire gli altri capitale su cui investire per trarre un determinato profitto, pena il capitale.

Tuttavia già il fatto che il buon La Cecla avesse la possibilità di scrivere e di trasmettere la conoscenza personale del suo maestro, già il fatto di poter ancora ascoltare una parola di testimonianza, già il fatto di poter condividere uno studio e una presa di coscienza con altre persone, significava che la Vita e la Verità sopravvivono allo scandalo e al veleno e oltre ogni morte momentanea (quella dello stesso Illich) l’incontro e l’esperienza continuano ad insegnare, ad essere trasmessi e ad operare silenziosamente per un’evoluzione dell’essere umano non ancora conosciuta, una salvezza gratis di cui sicuramente ogni libero pensatore, ogni ironico studioso, ogni uomo consapevole di esser parte in positivo e negativo di un’unica grande comunità, ne era, ne è e ne sarà costruttore e figlio e padre.
Il clima conviviale continuò nella piccola libreria si dissero molte altre cose e molte persone si conobbero di passaggio, rimanendo la parola impressa sulla carta e nelle menti, libera di essere letta, ascoltata, vissuta, anche dal piccolo bimbo che intanto circolava per la prima sala attirato da chissà cosa sullo scaffale…ma questa è un’altra storia..
M.A.S.

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